La necrosi della testa del femore (osteonecrosi o necrosi avascolare) è la sofferenza e la morte di una porzione di osso della testa femorale, causata dalla riduzione del suo afflusso di sangue.
Si manifesta con dolore all’inguine, spesso a esordio più rapido rispetto alla comune artrosi, e tende a progredire: la diagnosi precoce con risonanza magnetica è decisiva. Nelle fasi iniziali esistono trattamenti che mirano a salvare l’articolazione; nelle fasi avanzate, quando la testa del femore collassa, il trattamento risolutivo è la protesi d’anca.
- Cos’è la necrosi della testa del femore → #cose
- Le cause e i fattori di rischio → #cause
- I sintomi → #sintomi
- La diagnosi: perché il tempo conta → #diagnosi
- Il trattamento nelle fasi iniziali → #fasi-iniziali
- La protesi d’anca nelle fasi avanzate → #protesi
- Domande frequenti → #faq
Cos’è la necrosi della testa del femore
L’osso è un tessuto vivo, nutrito dal sangue. La testa del femore — la sfera che ruota nella cavità del bacino — riceve il suo nutrimento da vasi sanguigni che, per ragioni anatomiche, hanno poche vie alternative: se l’afflusso si riduce o si interrompe, una porzione di osso soffre e muore (necrosi).
L’osso necrotico perde progressivamente la sua resistenza meccanica. Sotto il carico del corpo può cedere e collassare, deformando la sfera della testa femorale: a quel punto l’articolazione non è più congruente, la cartilagine si consuma rapidamente e si sviluppa un’artrosi secondaria aggressiva.
È una patologia che colpisce spesso persone relativamente giovani, tra i 30 e i 60 anni, e nel 30-40% circa dei casi può interessare entrambe le anche, anche in tempi diversi: per questo, a diagnosi fatta, lo specialista valuta sempre anche l’anca controlaterale.
Le cause e i fattori di rischio
La necrosi può avere origine traumatica o non traumatica. Le condizioni più frequentemente associate:
- Fratture del collo del femore e lussazioni dell’anca, che possono danneggiare direttamente i vasi che nutrono la testa femorale.
- Terapie cortisoniche prolungate o ad alte dosi, per patologie che le richiedono (malattie autoimmuni, trapianti, patologie respiratorie).
- Abuso di alcol.
- Malattie del sangue (come l’anemia falciforme e altre emoglobinopatie).
- Radioterapia in sede pelvica.
- Malattie da decompressione (subacquei).
In una parte dei casi non si identifica una causa precisa: si parla di necrosi idiopatica. La ricerca ha evidenziato il possibile ruolo di fattori predisponenti individuali, come alterazioni della coagulazione. Ricostruire la causa, quando possibile, aiuta a impostare il trattamento e a proteggere l’altra anca.
I sintomi
Il sintomo d’esordio è il dolore all’inguine, che può irradiarsi alla parte anteriore della coscia fino al ginocchio — la stessa sede della coxartrosi, ma con due caratteri che devono insospettire:
- L’esordio può essere più rapido: settimane o pochi mesi, non gli anni della comune artrosi.
- L’età: un dolore d’anca importante a 35-50 anni, senza traumi recenti, non è la presentazione tipica dell’artrosi primaria.
Nelle fasi iniziali la necrosi può essere del tutto asintomatica ed emergere solo agli esami. Con la progressione compaiono dolore al carico, poi anche a riposo e notturno, zoppia e limitazione del movimento.
La diagnosi: perché il tempo conta
Nelle fasi precoci la radiografia può essere normale: l’esame chiave per la diagnosi tempestiva è la risonanza magnetica, che rileva la sofferenza dell’osso prima che si veda su una lastra. Nelle fasi avanzate la radiografia mostra i segni caratteristici, fino al collasso della testa femorale.
Il motivo per cui il tempo conta è semplice: le opzioni di trattamento dipendono dallo stadio. Finché la testa del femore mantiene la sua forma, esistono strategie per provare a salvare l’articolazione. Dopo il collasso, la strada realistica diventa la sostituzione protesica. Un dolore d’anca persistente e ingravescente in una persona giovane merita quindi una valutazione specialistica senza attese.
Il trattamento nelle fasi iniziali
Negli stadi precoci, in pazienti selezionati, l’obiettivo è preservare l’articolazione. Le strategie — che lo specialista combina in base allo stadio, all’estensione della necrosi e all’età — comprendono:
- La riduzione del carico sull’anca (uso protetto di stampelle) per un periodo definito.
- Terapie mediche e fisiche di supporto al metabolismo osseo, valutate caso per caso.
- La decompressione del nucleo: un intervento conservativo in cui la zona necrotica viene perforata per ridurre la pressione all’interno dell’osso e favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni, eventualmente associata a innesto osseo. È riservata a stadi precoci, prima del collasso, tipicamente in pazienti giovani.
L’efficacia di queste strategie è variabile e dipende fortemente dallo stadio e dall’estensione della lesione: il percorso richiede controlli periodici con risonanza per verificare l’evoluzione. Non sempre la progressione si arresta — ed è bene saperlo dall’inizio, per non vivere l’eventuale passaggio alla protesi come un fallimento: è la seconda tappa di un percorso già previsto.
La protesi d’anca nelle fasi avanzate
Quando la testa femorale è collassata o la cartilagine è ormai compromessa, il trattamento risolutivo è l’intervento di protesi d’anca (artroprotesi): la sostituzione delle superfici articolari danneggiate con componenti in titanio e ceramica.
Per il paziente con necrosi valgono due considerazioni specifiche:
- L’età: come nel caso della displasia, chi arriva alla protesi per necrosi è spesso giovane e attivo. La tecnica mini-invasiva con conservazione della capsula, utilizzata dal Dott. Busanelli, rispetta i tessuti e consente una verticalizzazione precoce e un recupero funzionale rapido — esigenze centrali in un quarantenne o cinquantenne che deve tornare al lavoro e alla vita attiva.
- I risultati: nell’osteonecrosi avanzata la protesi è un intervento consolidato, con l’obiettivo di risolvere il dolore e ripristinare la funzione articolare. Le prospettive del singolo caso vengono discusse durante la visita, sulla base del quadro specifico e delle eventuali patologie di base.