La protesi totale dell’anca o artroprotesi

L’impianto di protesi d’anca

L’impianto di una protesi totale d’anca permette la sostituzione dell’articolazione coxo-femorale, ormai irrecuperabilmente alterata, con una protesi artificiale.

È importante ribadire che l’artroprotesi (o protesi totale dell’anca) viene impiantata per togliere il dolore e per consentire al paziente un miglioramento della motilità articolare.

Protesi d’anca: come è composta?

La protesi totale d’anca è costituita fondamentalmente da due componenti: la componente femorale o stelo della protesi, che viene inserita nel canale midollare e quella cotiloidea fissata all’osso iliaco del bacino o cotile della protesi.

Sulla componente femorale della protesi si fissa la testina protesica che andrà ad articolarsi con la componente cotiloidea della protesi stessa.

A volte sono presenti preoperatoriamente importanti differenze di lunghezza degli arti: è utile sapere che si può ripristinare un pareggiamento degli arti quando la differenza non superi i 3-3.5 centimetri, poiché “allungare” un arto durante un intervento di protesi dell’anca (artroprotesi) oltre i 3.5 centimetri espone al rischio di danno delle strutture nervose, in particolare del nervo sciatico.

componenti protesi totale anca o artroprotesi

Endoprotesi e Artroprotesi d’anca

Un cenno a parte va fatto per l’endoprotesi o protesi parziale dell’anca.

Questa sostituisce solo la parte femorale che andrà ad articolarsi con il cotile del paziente. Viene utilizzata solo nel paziente molto anziano che abbia subito una frattura del collo del femore; in tali pazienti, con limitazioni funzionali gravi e/o con importanti malattie generali, la scelta di applicare una endoprotesi riduce i tempi chirurgici e quindi i rischi operatori e permette una veloce ripresa della verticalità e della deambulazione. Nel paziente giovane o comunque funzionalmente più attivo la presenza della testa protesica a diretto contatto con il cotile osseo del paziente può portare ad un’usura precoce del cotile stesso (cotiloidite) con necessità di rioperare il paziente per “completare” l’intervento di protesi applicando un cotile protesico: nei pazienti “giovani” e/o più attivi, quindi, anche in presenza di frattura, si procede subito all’applicazione di una artroprotesi totale d’anca sostituendo sia il femore prossimale sia il cotile.

endoprotesi anca: cotile del paziente

Endoprotesi

artroprotesi totale anca: schema componenti

Artroprotesi

Materiali e modelli di protesi d’anca

Per definizione, dunque, una artroprotesi totale d’anca è formata da una componente acetabolare o cotiloidea (cotile della protesi) e da una componente femorale (stelo femorale).

Vari sono i tipi di protesi, sia per materiali sia per modelli, tra i quali il chirurgo può attuare una scelta. Nella nostra pratica clinica ormai da molti anni utilizziamo uno stelo protesico di titanio rivestito di idrossiapatite (materiale ceramico di composizione analoga all’osso) che viene incastrata a “press-fit” cioè a pressione nel canale femorale. La componente acetabolare della protesi è costituita da una porzione in titanio che, sempre ad incastro, viene fissata all’osso del bacino e da una porzione interna in materiale ceramico. In caso di necessità (esiti di displasia congenita dell’anca, difetti ossei, esiti di fratture, …) la componente metallica acetabolare della protesi viene fissata al bacino mediante viti (solitamente da 1 a 3).

La protesi è formata poi da un collo che viene inserito nello stelo femorale con un incastro tronco-conico, sul quale si applica la testina protesica di ceramica. Al fine di ripristinare l’anatomia fisiologica dell’anca operata con una protesi totale, nella protesi da noi utilizzata i colli sono “modulari” ossia il chirurgo dispone di 9 modelli sul piano antero-posteriore e 3 nel piano sagittale (antiversione o retroversione) che correttamente combinati permettono una scelta di 27 diversi colli sia per lunghezza sia per inclinazione.

fissaggio componente acetabolare mediante viti

Fissaggio componente acetabolare mediante viti

Diversi modelli di protesi a confronto

Diversi modelli di protesi a confronto

La testina di ceramica è poi di 3 diverse lunghezze per permettere un ulteriore versatilità dell’impianto che va “personalizzato” sul malato. Dunque l’accoppiamento protesico, cioè il movimento rotatorio, avviene tra testina e cotile di ceramica, “accoppiamento ceramico-ceramico” che è a bassissimo rischio di usura.

In alcuni casi l’osso ospitante può essere osteoporotico o deformato in modo tale da rendere instabile l’impianto della protesi; per l’acetabolo, come detto sopra, si ovvierà utilizzando una o più viti, mentre per lo stelo può essere necessario “riempire” la cavità attorno alla protesi con un cemento acrilico a presa rapida che colmi lo spazio tra la superficie protesica e la corticale femorale (artroprotesi con stelo cementato).

operazione di protesi anca: riempimento cavita cemento

Artroprotesi con stelo cementato

protesi femorale di rivestimento

Protesi di rivestimento

Non si entra nel dettaglio di casi rari per i quali sarà di volta in volta necessario optare per modelli protesici idonei a risolvere il caso in questione e di cui verrà data esaudiente informazione al paziente dopo aver eventualmente eseguito esami “speciali”, come vedremo più avanti. In alcuni casi selezionati, poi, viene utilizzato un modello protesico ideato circa 30 anni fa all’Istituto Rizzoli ed attualmente rientrato nell’uso clinico: la protesi di rivestimento. Tale protesi ha il vantaggio di “sacrificare” meno osso femorale e quindi è idonea per il paziente giovane: ha però lo svantaggio di richiedere un accesso chirurgico più ampio (ferita più grande e maggior taglio del muscolo), una garanzia di successo negli anni ancora in fase sperimentale e la necessità di un accoppiamento metallo-metallo con possibili rischi correlati con la presenza di ioni metallici nel sangue e nei tessuti.

Tratto da “L’intervento di artroprotesi d’anca”
di A. Toni, A. Sudanese, I. Fusaro, F. Traina, L. Garagnani, L. Lena
Pubblicato da Istituto Ortopedico Rizzoli – Bologna – 2006

Sono il Dottor Luca Busanelli, chirurgo ortopedico con Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia.

Attualmente ricopro un incarico di Alta Specializzazione nella Chirurgia Mini-invasiva della Protesi di Anca presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.